In mostra un gruppo di terracotte e di ceramiche policrome declinate nel più tipico bestiario fancelliano. È in occasione della grande mostra retrospettiva a Brera del 1942 che Giulio Carlo Argan scrive: “In arte e in poesia il bestiario è metaforico ed ha una sua morale; anche quello di Fancello, più fiabesco che moralistico, fu trasposizione dall’umano in chiave di garbata ironia. E vi mise dentro una fantasia esuberante e festosa, come un’infanzia prolungata, quasi prevedesse che una maturità non ci sarebbe mai stata. Perciò, come dissi, non ha senso immaginare quale sarebbe stata la sua arte se fosse vissuto; per rimpiangere amaramente Fancello basta quel poco che fece […] Peccato”.
Montrasio Arte

